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giovedì 20 luglio 2017

Kiron: Jessica l'arrabbiata

JESSICA, L’ARRABBIATA
parabola di Kiron


Jessica era una donna dolcissima, ma anche terribilmente arrabbiata. In profondità, sotto il suo aspetto dolce, ribolliva una rabbia che si ripresentava non appena ne aveva l'occasione. Era una rabbia folle, vendicativa e distruttiva; era anche una rabbia autodistruttiva che urlava nella mente di Jessica di essere indegna di vivere.

Ben pochi riuscivano a vedere la rabbia di Jessica sotto quella sua apparente dolcezza. All'esterno sembrava in un modo, ma dentro era tutt'altro, e la rabbia sembrava esplodere nei luoghi e nei momenti meno opportuni. Queste esplosioni sembravano renderla ancor più arrabbiata: come se fosse arrabbiata di essere arrabbiata! L'ultima cosa al mondo che Jessica voleva era un contegno rabbioso perciò la nascondeva ogni volta che poteva, sapendo che nella sua cultura per una donna era sconveniente.
Le sue relazioni erano un disastro. Le finiva tutte lei, con la sua rabbia esplosiva, e l'uomo non tornava. Non riusciva a controllarsi. Non sapeva se si arrabbiava per qualcosa o per un nonnulla, ma si arrabbiava. Dopo di che tornava a essere di nuovo dolce fino alla situazione successiva in cui i bottoni schiacciati avrebbero fatto uscire la rabbia. Era una cosa intensa e orribile, ma non riusciva a controllarsi e lo sapeva.

Jessica cercò aiuto e non passò molto prima di capire che la sua rabbia era dovuta a quel che le era successo da bambina, perché Jessica era stata violentata. Il modo in cui il padre l'aveva trattata emozionalmente era imperdonabile! E anche le cose che le erano state fatte in nome della lussuria erano altrettanto imperdonabili! Ogni volta che pensava a quei tempi, la sua rabbia aumentava. Come lo odiava! Jessica era fuggita da casa non appena aveva potuto e non aveva più visto suo padre. Con grande dolore di sua madre, che era morta da poco, non aveva mai detto perché se ne era andata in modo così rabbioso. Sua madre non faceva parte del problema, pensava, eppure quella cosa l'aveva separata anche da lei, e Jessica era arrabbiata anche per questo. Per lei non fu mai quell'amica che per alcune donne la madre diventa poi più tardi nella vita.

Fu così che la ricerca di Jessica di auto-aiutarsi si trasformò in un'autentica illuminazione. Incontrò un'amica che esprimeva la gioia, l'amore e la pace che lei desiderava da tanto tempo, e questa donna le presentò alcuni sbalorditivi concetti sul riconoscimento di sé e sulla responsabilità che erano logici, ma che lei continuava a far fatica ad afferrare. Jessica, comunque, capì che c'era di più nella vita che non andare in giro con quella rabbia e sperò ardentemente che il nuovo sistema di credo di quella donna l'avrebbe aiutata a sciogliersi dalla presa della rabbia liberandosene una volta per tutte.

E così, sul suo nuovo sentiero illuminato, una sera chiese ai suoi angeli e alle sue guide: «Che cosa posso fare per dissolvere questa rabbia? Che cosa?».
E i suoi angeli dritti davanti a lei, dissero: «Trova tuo padre e affrontalo!».

AAHHGH! Erano le parole peggiori che Jessica potesse sentirsi dire. L'oscurità della paura piombò come una cappa su lei. Trovare suo padre e guardarlo in faccia era l'ultima cosa che voleva fare! Si arrabbiò persino con i suoi angeli per quel suggerimento. Aveva passato notti e notti girando mentalmente la scena di come liberarsi dal ricordo di lui... e ora gli angeli le dicevano di trovarlo? NO!

Così chiese nuovamente: «Angeli e guide, che cosa posso fare per trovare la pace?».
«Trova tuo padre e affrontalo!» ripeterono. E di nuovo Jessica sentì scendere su di sé la cappa della paura. Come se fosse ancora bambina, vide i terribili occhi scuri e vogliosi del padre. Nella sua mente sentì l'odore dell'alcool, ed ebbe una paura terribile. Ciononostante, Jessica decise infine di fare ciò che le era stato detto. Disse a sé stessa: «Entrerò in questa cosa, nel momento più squallido della mia esistenza, là dove la mia vita è stata rovinata dalle azioni di mio padre. Non so cosa me ne verrà, ma cercherò onestamente di farlo».

Cercò suo padre e, con suo grande disappunto, scoprì che viveva ancora in città. Sarebbe stato più facile per lei se l'uomo non fosse stato rintracciabile, ma non fu così. Dunque, le sue paure si sarebbero realizzate. Jessica pensò dentro di sé: «Aspetterò il momento in cui sarà in casa e non ancora ubriaco. Mi vedo davanti alla sua porta: busserò senza paura e quando risponderà, gli dirò quello che penso. Gli dirò quanto è stato orribile quello che mi ha fatto. Gli farò sapere che lui è responsabile di aver rovinato la vita della mamma, di aver rovinato la mia infanzia e la mia vita con gli altri uomini! Non userò mezzi termini. Allora sarò libera».
La sera prima dell'evento, tuttavia, a Jessica successe una cosa buffa e, come spesso Dio fa, accadde all'ultimo minuto. Come l'angelo fermò la mano di Abramo mentre era di fronte alla sua peggior paura, fu così che Jessica ebbe una straordinaria visione: fu presa e portata a vedere chi era davvero suo padre. E vide l'intero quadro. Vide due ottimi amici stendere un contratto ben prima di andare sulla Terra. Vide il ruolo che aveva avuto il padre nelle sue vite passate: nell'ultima era stato un amorevole compagno, una meravigliosa e affettuosa sorella in quella precedente, e un buon amico prima ancora. Vide che tutti e due avevano adempiuto al loro contratto sul pianeta. Lui, infatti, era venuto, aveva commesso atti spregevoli ed era stato costretto a convivere con essi. Lei era venuta, era stata violentata e aveva dovuto convivere con quello. Da ottimi amici con la mente di Dio, avevano unito le loro vite in un appropriato contratto ben prima di venire qui, e ora stavano vivendo sulla Terra i loro ruoli così come li avevano entrambi progettati.

Jessica fu profondamente colpita dalla realtà della visione. Possibile che fosse davvero così? Che tutto fosse un test tra amici angelici sotto false sembianze? Come risposta, si sentì travolgere da un'enorme ondata d'amore che veniva dai suoi angeli e seppe che era proprio così. Jessica seppe anche di essere libera: la rabbia non c'era più perché aveva avuto la visione superiore dell'amore che circondava lo scopo della sua vita. Il padre le aveva facilitato il collegamento con la rabbia che rientrava nel suo test, proprio come pianificato. Ora poteva vedere che lo spettro della sua paura non poteva più stare sotto la luce della verità. La rabbia si scollegò da lei e si sentì totalmente liberata da quella paura legata a suo padre. Era stato sufficiente il semplice intento di fronteggiare la paura, proprio come il puro intento di Abramo di fare quello che gli era stato detto.
Ora Jessica, a questo punto della storia, aveva la possibilità di decidere se confrontarsi o meno con il padre. Sapeva che il suo compito era concluso e che era entrata direttamente nella sua paura. Aveva espresso un perfetto intento di fare il lavoro e di incontrarlo, ed era stata onorata con quella visione. Aveva visto l'intero quadro e la saggezza di Dio. Aveva neutralizzato una lezione di vita e ora sentiva un'incredibile pace.

Eppure Jessica si sentì spinta dall'amore ad arrivare fino in fondo. Con la sua forza e senza rabbia né senso di vendetta, si recò alla porta del padre e suonò il campanello. Quando l'uomo aprì la porta, lei vide un uomo sconfitto molto più vecchio della sua età. Aveva perso tutti i capelli e, nel riconoscerla, il suo sguardo tradì lo shock. Come lei gli fu davanti, gli occhi dell'uomo si inumidirono per l'emozione. Prima che potesse parlare, Jessica gli disse seriamente: «Papa, ti voglio bene. Grazie per aver fatto quello per cui sei venuto. Sei perdonato in tutto e per tutto. Io sono tua figlia e ora vivo in pace la mia vita». Senza aggiungere altro, lo lasciò là, da solo, a chiedersi come fosse stato possibile che fosse successo.

Jessica non poteva sapere che suo padre era un uomo depresso e abbattuto: già da tempo l'uomo, per un istinto di sopravvivenza, aveva smesso di agire in modo violento, ma la sua vita era piena di sofferenza e si sentiva indegno di vivere. Sapete, anche lui, nella sua vita, aveva avuto i suoi problemi sul riconoscimento di sé. Aveva messo in scena la sua parte e affondava nell'orrore. Sapeva che ciò che aveva fatto era imperdonabile, e tuttavia ogni notte sognava una figlia dolce che un giorno sarebbe andata da lui così che egli potesse implorare il suo perdono. Non aveva avuto la forza di cercarla, temendo fortemente il suo rifiuto, se glielo avesse chiesto. Sognava che questa figlia arrivasse alla sua porta e gli dicesse: «Papa, ti perdono». Ed era successo. Non fu più lo stesso e in breve tempo fu capace di ridere ancora. Le sue preghiere erano state esaudite: era stato perdonato da quell'unica entità umana del Piano di Dio che poteva farlo, e cominciò a sentirsi nuovamente degno.

Quella notte si salvarono due vite - si salvarono dalle tenebre della negatività e della paura che le aveva imprigionate per così tanto tempo, tutto per le sagge azioni di una figlia illuminata. Molto tempo più tardi, due buoni amici angelici scorazzavano tra le stelle raccontandosi di quando erano padre e figlia e come avessero superato il test riconoscendo chi essi erano mentre erano ancora in forma umana. Si raccontarono di come la verità non si nasconde mai quando si chiede che venga rivelata, e di come l'amore di Dio vince sempre sulle tenebre.

Commento dell'Autore

Possiamo davvero eliminare paure che durano una vita o anni di rabbia con il riconoscimento di sé? Chiedetelo a Jessica, perché la storia è vera, e anche la sua vittoria è vera. Una lettera che ho ricevuto dopo l'incontro dal vivo con Kryon, confermava che quella era la storia di una persona presente in quell'occasione. Molti uomini e donne devono arrivare a capire che non c'è vittimismo per quanto riguarda l'essere abusati. È in atto un programma, e il test è ciò che una persona farà con gli aspetti spesso disabilitanti della rabbia e della paura. Lascerete che queste emozioni vi consumino e controllino le vostre azioni, o chiederete a Dio di aiutarvi a scoprire in che cosa consiste il test?

Scoprire sé stessi prevede di scoprire perché siamo qui e perché il tutto è accaduto. Vi siete mai chiesti: «Perché a me?». La risposta vera potrebbe sconvolgervi. E se la risposta fosse: «Perché l'hai pianificato tu»? Kryon dice che nel mezzo della peggiore delle paure e della rabbia c'è anche la più grande liberazione di amore possibile. I test sono duri, ma le ricompense nell'attraversarli sono piene di splendore e speranza. Siete capaci di tanto? Certamente. Kryon ci dice che soltanto chi ne è degno è qui per vivere i test di questo pianeta.

da Le parabole di Kryon di Lee Carroll

💗 con Gratitudine, con Amore e con Gioia💗 màriah

domenica 9 luglio 2017

Quando FaceBook ci prende la mano...

Quando il Social Network diventa una trappola, un automatismo, un pensiero dominante... distogliendoci da tutto il resto.

Apro gli occhi e ti penso, ed ho in mente te 
Ed ho in mente te.
Io cammino per le strade, ed ho in mente te
Ed ho in mente te.
Ogni mattina uo, uo, ed ogni sera, uo, uo
Ed ogni notte, te.

Condivido (pari pari) il bellissimo articolo di una giovane imprenditrice, una donna di successo, una donna straordinaria, una carissima amica, Carlotta Silvestrini, che racconta la sua esperienza con FaceBook, e offre anche qualche "dritta", suggerimenti professionale per gli "addetti ai lavori..."
Non aggiungo altre parole, l'articolo è lunghetto, leggetelo tutto perchè davvero merita e ci aiuta a riflettere... Eventuali commenti e discussioni li rimandiamo a dopo, nei commenti se volete...
Buona lettura. Grazie Carlotta! 💗


Ecco cosa è successo alla mia vita e al mio lavoro da quando ho eliminato il profilo Facebook



Ho sempre amato Facebook, la possibilità che mi ha dato di ricostruire bei rapporti, ritrovare persone con cui avevo condiviso momenti importanti ai tempi in cui rimanere in contatto non era così semplice.
Perché diciamocela tutta, è comodo dire “non servono i social per stare in contatto“, ma sappiamo benissimo che non è così. Comodità di interazione, serendipità del contatto, scambi anche involontari, dialoghi in differita. Tutto questo non può avvenire con mail o telefono.
Il mio profilo aveva anche un notevole (apparente?) successo. Tra sfoghi, racconti della mia vita accanto a un ingegnere, aneddoti della quotidianità professionale, i miei post avevano un tasso di coinvolgimento altissimo e ogni volta che aprivo l’app mi trovavo 20-30, a volte anche centinaia di notifiche da leggere.
Però mi sono resa conto che dietro il mio mondo dorato c’era qualcosa di tossico. Divido il racconto in più tempi, è una storia che merita il giusto ritmo.

La notte della rivoluzione interiore

È successo a Madrid, a Giugno del 2016. Nel cuore della notte avevo avuto un brutto litigio con mio fratello, che se ne era andato via furente e non avevo modo di rintracciarlo al telefono anche solo per lasciargli le chiavi dell’hotel.
Ero sola, seduta sul letto, piangevo preoccupata.
Ore terribili, culmine di un periodo che non brillava per serenità, anzi. Stavo affrontando alcune situazioni difficili e per l’ennesima volta mi sentivo con le spalle al muro e il pavimento che crollava tutto intorno a me, lasciandomi in bilico su una piastrella ballerina.
“Scrivo su Facebook.”
Era la cosa più naturale. Qualcosa mi divertiva? Lo pubblico! Qualcosa mi faceva incazzare? Lo pubblico! Qualcosa mi piaceva? Lo pubblico!

Era così anche per le cose negative, chi mi seguiva lo sa. Sono una persona trasparente, nel bene e nel male.


Speravo che condividendo i momenti bui mi sarei sentita coccolata dal mio enorme pubblico (spoiler: dopo la cancellazione solo pochi si sono accorti della mia assenza) e al contempo avrei aiutato qualcun altro nella medesima situazione.

Il violento scatto della consapevolezza

Innanzitutto c’era una questione di rispetto e di intimità. Perché dovevo sbandierare un momento così complesso e delicato? Ma soprattutto, le persone che leggevano avrebbero capito davvero? La loro partecipazione emotiva sarebbe stata reale o fittizia?
E ancora. Perché lo faccio?
Mi sono obbligata a rispondere ai quesiti che una Carlotta più matura stava ponendo alla Carlotta che da tempo le aveva lasciato il posto.
  • Perché lo voglio scrivere?
  • Cosa mi aspetto?
  • Cosa cerco nelle reazioni degli amici?
E poi le ultime due tremende stoccate che mi girarono lo stomaco:
  • Serve davvero a qualcosa scriverlo?
  • Perché ne sento il bisogno?
Bisogno. Porca vacca. Qui non è più uno svago, qui si tratta di un vero e proprio bisogno! Qualcosa non va. Con la stessa tachicardica reticenza con cui si getta “l’ultimo pacchetto” con due sigarette avanzate, cerco il link per l’eliminazione del profilo e procedo.

I primi tempi senza profilo Facebook

No, Madrid non era diversa e no, non ho guardato il mondo con occhi nuovi e ancora no, non mi sono “goduta di più ciò che avevo intorno“. Queste sono le cazzate che racconta chi non sa come additare i social. I social non portano via pezzi di vita, anzi, spesso la condivisione rende tutto più emozionante.
I primi giorni erano quasi kafkiani. Tiravo fuori il cellulare alla ricerca di notifiche o per pubblicare qualcosa. Poi, rendendomi conto che avevo cancellato il profilo, sentivo la stessa vertigine accompagnata da un pugno in mezzo al petto che si prova quando si abbandona una forte dipendenza. Per non parlare del risveglio, che vedeva come prima operazione un rapido check delle notifiche ancora con gli occhi gonfi e la vista annebbiata dal sonno.
E le notizie, ero quasi spaesata non sapendo dove andare a procurarmele al di là del sito dell’ANSA.

Il mio mondo nuovo, ma davvero

C’erano delle novità, soprattutto legate a un fattore che noi marketer del digitale conosciamo molto bene: la pigrizia. Facebook ti permette di avere tutto a portata di mano. News, roba comica, aggiornamenti degli amici, curiosità. Perché fare lo sforzo di andare oltre? Non serve, quindi la massa sceglie la comodità e il cervello si adegua di conseguenza.
Il mio cervello-facebook era impigrito a livelli apocalittici, tanto da costarmi enorme fatica ricostruire un flusso di informazioni in ingresso. Ma passato lo scoglio iniziale ho subito scoperto delle cose fantastiche:
  • Se installi Pocket  o lo usi da pc e imposti i tuoi interessi, ti verranno consigliati una marea di contenuti così utili, innovativi e interessanti che non ti staccherai dalla lettura per ore!
  • Evitare come fonti i soliti contatti, significa ampliare in modo pressoché infinito la varietà di dati e punti di vista disponibili, la capacità di critica ne guadagnerà!
  • Su Facebook si condivide in preda all’ondata emotiva. Per questo il mondo che percepiamo dai social sembrerà sempre più catastrofico di come è realmente, prova e fammi sapere

Tutto quello che ho capito (e guadagnato) dicendo addio a Facebook

Soldi risparmiati:

Se utilizzi un software che monitora i processi che apri sul pc, io per esempio usavo ManicTime, ti accorgerai di quanto tempo butti via su Facebook. Se fai un calcolo di quanto vale una tua ora-lavoro, specialmente se non sei un dipendente, ti spaventerai riscontrando che alla fine dell’anno Facebook ti è costato MIGLIAIA di euro.
Per non parlare di quanto denaro in più sto guadagnando nel momento in cui non regalo più tempo a chiunque, in qualsiasi momento. Ora le mie giornate sono tutte focalizzate su di me e sul mio lavoro, con gioia immensa del mio conto in banca e di quello dei miei collaboratori. Ne parlerò anche nel punto successivo.
non è vero che dal profilo personale arrivano contatti di lavoro o almeno, è vero solo in parte. Se fai un costo per acquisizione dei singoli contatti, quanto ti costa curare il profilo personale, ogni giorno a ogni ora e quanto ti costa un buon calendario editoriale sulla pagina? Per quanto mi riguarda, da quando ho cancellato il profilo (Giugno 2016) a oggi (Febbraio 2017), ho fatturato €4.000 dal profilo personalee quasi €100.000 da LinkedIn, social dove ho deciso di investire il mio tempo. Fai due conti.
Aumento della produttività:

Può sembrare un luogo comune, in realtà il motivo non è così semplice. Non è che “Facebook rende improduttivi”, è che i social network in generale sono dei generatori di interruzioni a due vie. Ci interrompono loro con le notifiche, ci interrompiamo noi per interrogarli. Il trucco è spegnere tutto e allontanare dal PC lo smartphone mentre si porta a termine un’operazione. E se dobbiamo contattare il cliente o il collega, meglio farlo alla fine del processo operativo, se non è proprio necessario.
Adesso le mie ore sono tutte ben sfruttate. Ogni momento ha il suo senso. La mattina leggo tanti contenuti da Pocket che mi aiutano a migliorare come persona e come professionista. Oppure scrivo. Oppure metto ordine alla mente riordinando l’ambiente intorno a me.
Quando il cervello mi suggerisce che è ora di staccare completamente, allora mi guardo una serie TV in streaming o mi intrattengo con contenuti comici. Roba che intrattiene davvero, non per finta come lo stream di Facebook!
Qualità della vita e delle interazioni:

Piaccia o no, le persone con cui interagiamo hanno un peso, anche se sono perfetti sconosciuti. Avere attorno sempre le stesse persone significa lasciare sedimentare idee, punti di vista, opinioni. Significa anche vedere come autorevoli persone che non lo sono, ma che lo sono per quei venti o trenta individui del “nostro giro” e di conseguenza ottengono una fiducia ben superiore a quella meritata.
E ancora. Alla gente non importa nulla dei nostri successi, anzi. Con o senza cattiveria, le persone non gioiscono davvero dei successi altrui, per quanto si sforzino di darlo a vedere. Quindi perché sprecare tempo nel condividere qualcosa che non farà altro che aizzare invidia? Non ha proprio senso. Inoltre, a distanza di quasi un anno ti posso garantire che delle 1.300 persone che seguivano i miei aggiornamenti, solo pochissime si sono accorte che non esisto più. Questo è il lato più squallido della vicenda.
Da quando ho abbandonato il solito giro di persone e colleghi, ho scoperto che c’è davvero tanto oltre la soglia della nostra comfort zone. I professionisti bravi (sul serio!) che fatturano milioni di euro non hanno davvero il tempo di fare i fenomeni sui social.
I professionisti con le palle quadrate amano di più i colleghi che non chiedono il selfie d’ordinanza a pranzo o a cena, perché le persone non sono trofei da sventolare e non amano sentirsi tali.
Qualità del lavoro:

Questo è il giusto completamento dei punti precedenti e per me rimane una delle cose più importanti. Da quando ho chiuso quella caciara cacofonica che è Facebook, nel mio nuovo silenzio ho ascoltato di più me stessa e ho alzato il volume alla voce delle persone che contano. Questo mi ha permesso di fare un salto di qualità a dir poco spaventoso nella professione. Ho imparato a leggere ancora di più i contenuti d’oltre oceano, mi sono messa in discussione, ho creato qualcosa di solido e performante.
Quando lavoro, lavoro. In azienda abbiamo adottato OnlyOffice per monitorare il tempo speso su ogni task, questo ci aiuta a capire davvero quante ore investiamo sui singoli clienti e quanto ogni progetto effettivamente pesa sul totale dell’anno lavorativo. Outlook deve rimanere tassativamente chiuso durante il singolo task. Nessuna notifica, nessuna distrazione.
All’epoca di Facebook era impossibile fare questo conteggio, perché ogni attività era sempre  interrotta da mille notifiche. Ma non è colpa del social in sé, è proprio la forma mentis che adottiamo nell’utilizzarlo che cambia radicalmente l’approccio!
Ora ho tempo, tanto tempo. Tempo per scrivere, tempo per ragionare, tempo per parlare con i clienti, tempo per costruire nuovi modelli che facilitano il lavoro a me e ai collaboratori.
Ora ho davvero tanto da investire e tanto da dare. Sapessi quante volte i potenziali clienti mi ringraziano perché mi sono presa del tempo (sì, la ripeto ancora questa parola fondamentale!) per parlare con loro, per scrivere le proposte di collaborazione. Dei nostri preventivi, solo pochissimi non vanno a buon fine e quelli che si fermano sono o rifiutati da noi in fase successiva, o legati a scarsa capacità economica del cliente. Il tasso di successo è altissimo.
Un consiglio per te.

Se mi segui sai che mi sgolo a forza di dire che le ricette magiche non esistono e ogni situazione fa caso a sé.
Non va bene per chiunque, ma per me ha funzionato e non posso che sentirmi di consigliarlo.

Ho investito 2 ore del mio tempo stamattina per scrivere questo articolo, mi piacerebbe che fosse utile anche per chi può beneficiarne allo stesso modo. Ecco una bella forma di condivisione, di quella vera, che porta qualcosa di concreto.
Quindi ti invito prima a riflettere sulle mie parole. Non farlo davanti al pc. Esci, fai un giro oppure fatti una doccia, a me le idee migliori vengono lì. Non parlarne con gli altri, tieni le tue riflessioni per te. Inizia questo esercizio di introspezione e intimità. Magari prova a sospendere il profilo, stando senza per almeno un mesetto, che credimi all’inizio sembra una vita.
Poi trai le tue conclusioni. E… condividi con me (e con chi ami davvero) il risultato dell’esperiemento.
Aspetto tue notizie! 🙂
💗 con Gratitudine, con Amore e con Gioia💗 màriah

venerdì 23 giugno 2017

La Sardegna non finisce a San Teodoro, recensione di una piccola guida

Se sei stato in Sardegna almeno una volta lo sai, te ne innamori dal primo istante e appena puoi ci torni. Se proprio non puoi tornarci, ti rimane nel cuore per sempre. 

Esattamente come il mal d'Africa. E non è un luogo comune, è proprio così!

Quest'Isola bellissima, che sicuramente è un pezzo di Paradiso sulla Terra, in pochi la conoscono bene, persino gli stessi Sardi la conoscono molto poco.

Beh... E' piuttosto normale che gli abitanti o i frequentatori del Nord conoscano meglio la costa Smeralda e sapppiano poco o niente dell'Ogliastra. Allo stesso modo gli Ogliastrini non sapranno molto del Sulcis Iglesiente, quelli della Costa Occidentale non saranno informati sulle bellezze della Costa Orientale...


La Sardegna è piccola ma piuttosto estesa ed è un peccato che si conosca così poco il proprio territorio e che, per lo più, la conoscenza non superi i confini dei luoghi frequentati abitualmente e, per i non residenti, sia limitata (magari) alle spiagge più pubblicizzate, le località di mare più famose.

Per chi ancora non lo sapesse, c'è anche il Sulcis e l'isola di Sant'Antioco, il territorio più antico di tutta la Sardegna.

L’isola di Sant’Antioco, è situata presso la costa sud-occidentale della Sardegna, di fronte alla regione del Sulcis-Iglesiente... Lo so che lo sapete!!!


Tutto questo preambolo per introdurre la recensione che posto oggi, una recensione un po' inconsueta.
Parlerò di un libricino molto carino, che si intitola appunto: La Sardegna non finisce a San Teodoro: piccola guida di Sant'Antioco e del Sulcis.

Guida scritta, e generosamente messa a disposizione per i suoi ospiti, da Andrea Siddi, proprietario della Locanda La Jacaranda a Sant'Antioco.

I viaggi che vale la pena di fare ti portano inevitabilmente, 
prima o poi, a dipendere dalla gentilezza degli sconosciuti,
a metterti nelle mani di persone che non hai mai visto
affidando loro la tua vita
Paul Theroix
Un treno fantasma verso la stella dell'Est.


Con questa citazione che dà inizio alla Piccola Guida, andiamo a cominciare... (per noi, e per ora, un viaggio solo virtuale)

La Sardegna non finisce a San Teodoro è una guida molto particolare: una guida non guida.

Come ci spiega Andrea Siddi già nella prima pagina, non è una mappa e nemmeno uno stradario da portare con sè, piuttosto va usata per prendere spunti, ispirazione, in quanto il turista deve sentirsi libero di esplorare, scoprire, vivere e sperimentare una vacanza ricca di belle ed interessanti sorprese.

La libricino (56 pagine compreso la copertina) offre tutta una serie di informazioni che hanno lo scopo di rendere più agevole e gradevole la permanenza del visitatore a Sant'Antioco.

Contiene molte indicazioni e consigli di ordine pratico e di interesse comune che vanno dal cosa vedere, cosa fare, dove imbarcarsi per le escursioni, dove fare la spesa, cosa mangiare... (Mica vorrai perderti le specialissime focacce, i tipici e squisiti dolci sardi... e altre prelibatezze locali, no?)... al dove trovare il servizio bancomat.

Non mancano cenni storici, tradizioni, curiosità...

Il centro abitato di Sant'Antioco, che ha lo stesso nome dell'intera isola, ha una connotazione un po' più cittadina rispetto agli altri comuni, ma non per questo è meno interessante, anzi tutt'altro!

Ma le vere protagoniste sono loro, le migliori spiagge del Sulcis.

Grazie alle stupende fotografie e alla capacità descrittiva di Andrea, che con poche e convolgenti parole riesce a trasmettere emozioni, basta veramente poco per sentirsi trasportati e immaginare di essere proprio lì... rapiti da un panorama meraviglioso e salvaggio che profuma di mirto e ginestre... con le incantevoli spiagge... con quelle acque limpidissime ... con il vento, immancabile, che scompiglia i capelli...

Abbiamo iniziato con la prima pagina e, come da logica, terminiamo con l'ultima, dove Beppe Severgnini (il giornalista del Corriere della Sera) stila un simpatico elenco di alcuni buoni motivi per cui torna in Sardegna da più di 30 anni.
Non sono solita dare un voto quando faccio le recensioni, ma se dovessi farlo, questa guida avrebbe di certo un punteggio molto alto.

Un libricino davvero molto ben curato, sia nella grafica che nei contenuti.
Concludo complimentandomi con Andrea per questa guida, sì piccola ma ricca e preziosa.
Se siete curiosi e volete saperne più (visto che io non vi ho raccontato niente) visitate il sito:www.lajacaranda.eu
Non tutti sanno che la Jacaranda un bellissimo albero dai fiori color violetto, che guarda caso, è in bella mostra nel cortile-giardino della Locanda amabilmente gestita da Andrea insieme alla moglie Chiara.
Se visitate la Sardegna e passate dal Sulcis, andate a trovarli! Ne vale la pena! Se non altro, avrete in omaggio questa guida! 

💗 con Gratitudine, con Amore e con Gioia💗 màriah

martedì 13 giugno 2017

Numeri, numeri, numeri...

Non bisogna per forza di cose essere dei matematici per riconoscere che i numeri esercitano un fascino particolare e l'importanza che hanno nelle nostre vite. 

Tutto l'universo è permeato e regolato da numeri, da codici numerici.  

I numeri celano messaggi...  I numeri si giocano... I numeri sono magici!

Ecco un modo simpatico di come usare alcune sequenze numeriche. Che il metodo funzioni o meno, che sia vero o meno, lo sapremo soltanto provando ad applicarlo.

L'UNIVERSO E' NUMERO
  • Se volete sollecitare un processo (siete in ritardo e l’autobus non arriva, vi sono rimasti pochi spiccioli e lo stipendio è ancora lontano), ripetete più che potete: VENTI. 20.  La cifra 2 rafforzerà la vostra forza e lo 0 annullerà la contrapposizione.
  • Se invece volete ritardare qualcosa (il vostro figlio vi ha detto che vuole sposarsi e questo non vi piace), ripetete: QUATTRO. Il numero 4 = quadrato, la figura più stabile che esiste. Rallenterà l’azione.
  • Se volete aumentare qualcosa (il numero delle banconote nel portafogli o il numero degli spasimanti) immaginatelo e ripetete: SETTE PIU’ UNO. Il 7 è il numero del mistero, l’1 è il numero della meta e dell’energia, mentre l’8 (7+1) è il numero dell’infinito.
  • Se dovete diminuire qualcosa (il vostro peso, per esempio), immaginatevi un alberello sottile e ripetete: DIECI MENO UNO. Ma in questo caso siate pronti ai cambiamenti, il 9 (10-1) è il numero dei cambiamenti. Si costruisce – si distrugge.
  • Se avete bisogno di creare o di ripristinare qualcosa (una casa nuova, un rapporto con il vostro capo, con una persona amata), immaginate questo “qualcosa” e dite: QUARANTA PER QUARANTA, oppure se desiderate, ditelo in russo, perché qui abbiamo a che fare con un idioma russo antico e non so come tradurlo esattamente; in russo si dice: “SO’ROK SOROKO’V”. L’apostrofo marca la vocale sulla quale cade l’accento; la O prima nella prima parola e la O terza nella seconda. Credevano che questa frase creasse un numero infinito di ciò che si desidera.
  • Se dovete distruggere qualcosa, immaginate questo “qualcosa” e pronunciate mentalmente “QUARANTAQUATTRO” (44). Per prima cosa, questi due 4 sono simili ai colpi di fulmine.. e poi se sovrapponiamo i due quadrati (4), si creano 8 angoli, e l’8 è di nuovo un numero dell’infinito.. si frantuma… fino alla polvere.
  • Se avete bisogno di felicità, di fortuna, di leggerezza, ripetete VENTUNO (21). Tra l’altro, se vogliamo vedere il significato numerologico della parola felicità in russo (счастье), viene il numero 21.
  • Se avete bisogno del tempo, ripetete NOVANTUNO (91). 9 = cambiamenti, 1 = il numero più veloce; inoltre l’1 = inizio, il 9 = la fine. Quindi, anche il numero 911 non è casuale. Non è solo il numero del servizio di salvataggio/pronto soccorso americano, è anche il numero della Cancelleria Celeste dove per tutto c’è il suo tempo.
Fonte: Advanced Mind Institute Italia

💗 con Gratitudine, con Amore e con Gioia💗 màriah

venerdì 2 giugno 2017

Gibran: Maria Maddalena

C'è un bellissimo libro di Khalil Gibran  che che fa capolino dallo scaffale della mia libreria, e che posseggo da oltre 20 anni. quando dico oltre 20 anni, potrebbero essere tranquillamente 30 e anche 40... ma sorvoliamo su questo piccolissimo dettaglio. -

Il libro, che comunque lessi a suo tempo e ho riletto da pochissimo, si intitola Gesù Figlio dell'Uomo ed è stato pubblicato per la prima volta nel 1028, cinque anni dopo Il Profeta.

Questi libri che rispuntano dopo tanti anni, sono davvero una sorpresa!!! Ogni volta è come leggerli per la prima volta, ossia, e per meglio dire, si leggono con una consapevolezza diversa, con una visione più ampia.

Gibran, in questa splendida opera, dà voce ad alcuni personaggi chiave del Vangelo, ai discepoli, agli amici e anche ai nemici, al medico, al filosofo, al poeta, al giardiniere, all'uomo del ventesimo secolo... e tutti quanti tracciano un ritratto di Gesù partendo da loro stessi, raccontandolo e raccontandosi.

Quello che ne viene fuori, l'aspetto che viene messo in evidenza, è un ritratto di Gesù differente dalla figura che ci hanno tramandato e a cui ci siamo abituati.

Da tutti i monologhi, infatti, emergono forzapotenza, ribellionepassione, libertà, pienezza, caratteristiche che animano e vivono in Gesù, il figlio dell'uomo, che, per Gibran, rappresenta il compimento e la realizzazione di ogni singolo individuo,

Il brano che ho scelto di postare è il racconto di  Maria Maddalena.
Maria Maddalena prende la parola più volte nel libro. Cominciamo dal suo primo racconto. Buona lettura!



MARIA MADDALENA

Fu nel mese di Giugno che lo vidi per la prima volta. Stava camminando in un campo di grano quando passai con le mie ancelle, ed era solo.
Il ritmo del Suo passo era diverso da quello di tutti gli altri uomini, ed Egli si muoveva come mai prima aveva visto fare.
Non è con quell'incedere che gli uomini percorrono il mondo, e ancora oggi io non so se camminasse veloce oppure lentamente.
Le mie ancelle presero ad additarlo e a scambiarsi trepidi bisbigli. Ed io fermai il passo per un istante, e sollevai la mano per fargli un cenno di saluto. Ma Egli non volse il capo, e non mi guardò. Ed io lo odiai. Vacillai nella Sua ripulsa; e mi sentii raggelare come sotto un cumulo di neve. Avevo i brividi.
In sogno, quella notte, lo vidi. Più tardi mi dissero che durante il sonno avevo gridato, agitandomi nel letto senza quiete.
Fu nel mese di Agosto che lo vidi di nuovo, dalla finestra. Sedeva nel mio giardino, all'ombra di un cipresso; ed era immobile come fosse stato scolpito nella pietra, come le statue che si vedono ad Antiochia e nelle altre città del settentrione.
E il mio schiavo, l'Egizio, venne a dirmi: "Quell'uomo è di nuovo qui. Siede laggiù, in un angolo del tuo giardino".
Ed io guardai, e guardai ancora, e la mia anima palpitò: perchè Egli era bello. Il Suo corpo non era un corpo comune, e sembrava che ognuna delle sue parti vivesse in armonia con tutte le altre.
Allora indossai vesti di Damasco e lasciai la mia casa per camminare alla Sua volta.
Fu la mia solitudine o la Sua fragranza a spingermi verso di Lui? Fu
l'avidità dei miei occhi affamati di bellezza? Oppure fu la Sua avvenenza a invocare la luce dei miei occhi?
Ancora oggi non lo so.
Camminai verso di Lui con le mie vesti odorose e i miei sandali d'oro, isandali che ho avuto in dono dal generale romano: proprio questi. E quando lo ebbi raggiunto, dissi: "Buongiorno a te".
Ed Egli mi disse: "Buongiorno a te, Miriam".
E mi guardò, e la notte che era nei Suoi occhi mi vide come mai nessun uomo mi aveva vista. E d'improvviso mi sentii come nuda, e provai vergogna.
Eppure mi aveva detto soltanto :"Buongiorno a te".
Gli dissi allora: "Non vuoi venire nella mia casa?"
Ed Egli :"Non sono già in casa tua?"
Non capii cosa intendesse, allora; ma adesso lo so.
E gli chiesi: "Non vuoi dividere con me vino e pane ?"
Ed Egli rsipose: "Si Miriam, ma non ora":
Non ora, non ora, disse. E in quelle parole udii la voce del mare, e la voce
del vento e degli alberi, udii. Quando le pronunciò, dentro di me la vita parlò alla morte.
Perchè - ricordalo amico mio - io ero morta. Una donna che aveva divorziato dalla propria anima, io ero. Vivevo divisa dal mio essere che tu vedi ora. Appartenevo ad ogni uomo e a nessuno. MI chiamavano prostituta e posseduta da sette diavoli: così mi chiamavano. Ed ero maledetta, ed ero invidiata.
Ma quando l'aurora che era nei Suoi occhi guardò nei miei, tutte le stelle della mia notte si dissolsero: ed io fui Miriam, solo Miriam, una donna che si era perduta in una terra che le era nota e che ora stava ritrovando se stessa in luoghi che non aveva mai visto.
E di nuovo gli dissi "Vieni nella mia casa a dividere con me il pane ed il vino".
Ed Egli disse: "Perchè mi chiedi di essere tuo ospite ?".
Ed io dissi ancora: "Ti supplico vieni nella mia casa". E tutto ciò che in me era zolla, e tutto ciò che in me era cielo, lo invocava.
Ancora Egli mi guardò, ed il meriggio che era nei Suoi occhi fu su di me, ed
Egli disse: "Tu hai molti amanti, eppure io solo ti amo. Gli altri uomini nella tua vicinanza amano sè stessi. Io in te amo te soltanto. Gli altri uomini vedono in te una bellezza che si dileguerà più veloce dei loro anni.
Ma io vedo in te una bellezza che non svanirà, e nell'autunno dei tuoi giorni quella bellezza non avrà timore di guardarsi allo specchio, e non riceverà offesa. 

Solo io amo in te ciò che non si vede."
Poi disse con voce lieve :"Va', ora. Se questo cipresso è tuo e non vuoi che sieda alla sua ombra, andrò per la mia strada.".
Ed io piansi e gli dissi: "Maestro, vieni nella mia casa. Ho per Te incenso da bruciare, ed ho un bacile d'argento per i Tuoi piedi. Tu sei uno straniero, eppure non lo sei. Ti supplico, vieni nella mia casa".
Allora Egli si alzò e mi guardò nel modo in cui immagino le stagioni debbano guardare i campi, e sorrise. Poi disse ancora: "Tutti gli uomini ti amano per sè stessi, ma è per te che io ti amo". 
Poi se ne andò.
Nessun altro uomo camminò mai come Lui camminava. Era un alito nato nel mio
giardino che soffiava verso oriente? Oppure era una tempesta che avrebbe agitato fin nel loro intimo tutte le cose?
Non lo sapevo, ma quel giorno il tramonto che era nei Suoi occhi uccise in me il serpente, ed io divenni una donna. Io divenni Miriam, Miriam di Mijdel.

💗 con Gratitudine, con Amore e con Gioia💗 màriah

sabato 20 maggio 2017

Preghiera della prosperità

La Preghiera della prosperità
di Will Bowen

Queste parole che ho letto erano veramente potenti ed ipnotiche. Sta di fatto che ho deciso di tradurle e farle leggere anche a te adesso. Buona lettura!
Io sono la fonte di tutto il mio benessere.

Io sono ricco e ho idee creative in abbondanza.


La mia mente prospera con pensieri sempre nuovi e originali, ciò che offro è unico e il mondo lo desidera, io lo riconosco e adempio.


La grandezza della mia mente è senza ostacoli e limiti.


Niente può arrestare la mia capacità creativa.


Il traboccante potere dell’energia vitale di Dio sorpassa ogni ostacolo e riversa nel mondo benedizioni, prosperità per tutti, e ogni altra gioia attraverso di me.


Io irradio benedizioni, irradio creatività, io irradio prosperità, io irradio il servizio dell’amore, io irradio gioia, bellezza,pace, saggezza e potere.


L’umanità mi cerca e mi ricompensa per questo.


Io sono amato dal mondo, sono voluto ovunque vado, sono apprezzato.


Cosa ho da offrire è enormemente desiderato, perchè cosa ho da offrire porta un grande compenso.


Attraverso la mia visione il mondo è benedetto.


Attraverso il mio pensiero lucido e i miei propositi risoluti, nuove esperienza di meraviglia prendono espressione nella mia vita.


La mia visione è come quella dei uomini immortali.


La mia fede è granitica, il mio potere di realizzazione è sempre con me, perchè io sono la suprema fonte divina di benessere, potere e produttività.


Qui e ora, dichiaro la mia libertà finanziaria.


Qui, Ora e Per Sempre.


Nota: Will Bowen, autore del libro Io non mi lamento (libro che purtroppo è introvabile), suggeriva di leggere queste parole a voce alta ogni giorno, per 30 giorni, se vuoi aprire la tua mente inconscia a questa nuova meravigliosa realtà.

💗 con Gratitudine, con Amore e con Gioia💗 màriah

lunedì 1 maggio 2017

Cosa voglio?

Che cosa voglio?
Cosa voglio veramente?
Ma soprattutto: lo voglio?

Capita, a volte, di non essere proprio così sicuri di quello che si vuole e non siamo nemmeno certi di volerlo per davvero.

Io vorrei, non vorrei... cantava il grande Lucio Battisti.
Uff, non so! ...aggiungiamo noi, con un probabile senso di frustrazione.

Ci sono due domande essenziali che ci aiutano a capirlo. E cioè:

- cosa sei disposto a fare per ottenerlo?
- cosa (o chi) ti impedisce di ottenerlo?

Tieni sempre presente le risposte che darai a queste due domande.
Se ci sono troppe "riserve", se le risposte includono: "e ma... sì però..." O altro ancora, tipo: "non posso, non adesso, la mamma, il papà..." allora, forse non è proprio quella lì la cosa che vuoi.

Cosa sei disposto a fare?
Se sei disposto a fare molto, ottieni molto, se sei disposto a fare poco, ottieni poco. Se niente... realizzi un bel niente!

Cosa (o chi) te lo impedisce?
Mentre cerchi di rispondere a questa domanda, ti accorgerai che ti stai inventando un milione di scuse, di aver costruito un sacco di alibi... In parole povere: te la stai raccontando. Nessuno, in realtà, ti sta impedendo niente... se non te stesso.

Ma non sentirti in colpa se ti senti insicuro e disorientato. E sii congruo, sempre.
Muoviti solo nella direzione di ciò che tu vuoi veramente.


Fai chiarezza... andrai più veloce, sprecando meno tempo ed energie.
Conosci il concetto di "minimo sforzo e massimo rendimento"? E' lo stesso principio. 

Ricorda: 

- Cosa voglio veramente?
- Cosa sono disposto a fare?
- Cosa me lo impedisce?

Quando vuoi veramente qualcosa, sei pronto a tutto, con tutta la forza, con tutta l'anima e con tutto te stesso, niente ti può fermare!

💗 con Gratitudine, con Amore e con Gioia💗 màriah