venerdì 2 giugno 2017

Gibran: Maria Maddalena

C'è un bellissimo libro di Khalil Gibran  che che fa capolino dallo scaffale della mia libreria, e che posseggo da oltre 20 anni. quando dico oltre 20 anni, potrebbero essere tranquillamente 30 e anche 40... ma sorvoliamo su questo piccolissimo dettaglio. -

Il libro, che comunque lessi a suo tempo e ho riletto da pochissimo, si intitola Gesù Figlio dell'Uomo ed è stato pubblicato per la prima volta nel 1028, cinque anni dopo Il Profeta.

Questi libri che rispuntano dopo tanti anni, sono davvero una sorpresa!!! Ogni volta è come leggerli per la prima volta, ossia, e per meglio dire, si leggono con una consapevolezza diversa, con una visione più ampia.

Gibran, in questa splendida opera, dà voce ad alcuni personaggi chiave del Vangelo, ai discepoli, agli amici e anche ai nemici, al medico, al filosofo, al poeta, al giardiniere, all'uomo del ventesimo secolo... e tutti quanti tracciano un ritratto di Gesù partendo da loro stessi, raccontandolo e raccontandosi.

Quello che ne viene fuori, l'aspetto che viene messo in evidenza, è un ritratto di Gesù differente dalla figura che ci hanno tramandato e a cui ci siamo abituati.

Da tutti i monologhi, infatti, emergono forzapotenza, ribellionepassione, libertà, pienezza, caratteristiche che animano e vivono in Gesù, il figlio dell'uomo, che, per Gibran, rappresenta il compimento e la realizzazione di ogni singolo individuo,

Il brano che ho scelto di postare è il racconto di  Maria Maddalena.
Maria Maddalena prende la parola più volte nel libro. Cominciamo dal suo primo racconto. Buona lettura!



MARIA MADDALENA

Fu nel mese di Giugno che lo vidi per la prima volta. Stava camminando in un campo di grano quando passai con le mie ancelle, ed era solo.
Il ritmo del Suo passo era diverso da quello di tutti gli altri uomini, ed Egli si muoveva come mai prima aveva visto fare.
Non è con quell'incedere che gli uomini percorrono il mondo, e ancora oggi io non so se camminasse veloce oppure lentamente.
Le mie ancelle presero ad additarlo e a scambiarsi trepidi bisbigli. Ed io fermai il passo per un istante, e sollevai la mano per fargli un cenno di saluto. Ma Egli non volse il capo, e non mi guardò. Ed io lo odiai. Vacillai nella Sua ripulsa; e mi sentii raggelare come sotto un cumulo di neve. Avevo i brividi.
In sogno, quella notte, lo vidi. Più tardi mi dissero che durante il sonno avevo gridato, agitandomi nel letto senza quiete.
Fu nel mese di Agosto che lo vidi di nuovo, dalla finestra. Sedeva nel mio giardino, all'ombra di un cipresso; ed era immobile come fosse stato scolpito nella pietra, come le statue che si vedono ad Antiochia e nelle altre città del settentrione.
E il mio schiavo, l'Egizio, venne a dirmi: "Quell'uomo è di nuovo qui. Siede laggiù, in un angolo del tuo giardino".
Ed io guardai, e guardai ancora, e la mia anima palpitò: perchè Egli era bello. Il Suo corpo non era un corpo comune, e sembrava che ognuna delle sue parti vivesse in armonia con tutte le altre.
Allora indossai vesti di Damasco e lasciai la mia casa per camminare alla Sua volta.
Fu la mia solitudine o la Sua fragranza a spingermi verso di Lui? Fu
l'avidità dei miei occhi affamati di bellezza? Oppure fu la Sua avvenenza a invocare la luce dei miei occhi?
Ancora oggi non lo so.
Camminai verso di Lui con le mie vesti odorose e i miei sandali d'oro, isandali che ho avuto in dono dal generale romano: proprio questi. E quando lo ebbi raggiunto, dissi: "Buongiorno a te".
Ed Egli mi disse: "Buongiorno a te, Miriam".
E mi guardò, e la notte che era nei Suoi occhi mi vide come mai nessun uomo mi aveva vista. E d'improvviso mi sentii come nuda, e provai vergogna.
Eppure mi aveva detto soltanto :"Buongiorno a te".
Gli dissi allora: "Non vuoi venire nella mia casa?"
Ed Egli :"Non sono già in casa tua?"
Non capii cosa intendesse, allora; ma adesso lo so.
E gli chiesi: "Non vuoi dividere con me vino e pane ?"
Ed Egli rsipose: "Si Miriam, ma non ora":
Non ora, non ora, disse. E in quelle parole udii la voce del mare, e la voce
del vento e degli alberi, udii. Quando le pronunciò, dentro di me la vita parlò alla morte.
Perchè - ricordalo amico mio - io ero morta. Una donna che aveva divorziato dalla propria anima, io ero. Vivevo divisa dal mio essere che tu vedi ora. Appartenevo ad ogni uomo e a nessuno. MI chiamavano prostituta e posseduta da sette diavoli: così mi chiamavano. Ed ero maledetta, ed ero invidiata.
Ma quando l'aurora che era nei Suoi occhi guardò nei miei, tutte le stelle della mia notte si dissolsero: ed io fui Miriam, solo Miriam, una donna che si era perduta in una terra che le era nota e che ora stava ritrovando se stessa in luoghi che non aveva mai visto.
E di nuovo gli dissi "Vieni nella mia casa a dividere con me il pane ed il vino".
Ed Egli disse: "Perchè mi chiedi di essere tuo ospite ?".
Ed io dissi ancora: "Ti supplico vieni nella mia casa". E tutto ciò che in me era zolla, e tutto ciò che in me era cielo, lo invocava.
Ancora Egli mi guardò, ed il meriggio che era nei Suoi occhi fu su di me, ed
Egli disse: "Tu hai molti amanti, eppure io solo ti amo. Gli altri uomini nella tua vicinanza amano sè stessi. Io in te amo te soltanto. Gli altri uomini vedono in te una bellezza che si dileguerà più veloce dei loro anni.
Ma io vedo in te una bellezza che non svanirà, e nell'autunno dei tuoi giorni quella bellezza non avrà timore di guardarsi allo specchio, e non riceverà offesa. 

Solo io amo in te ciò che non si vede."
Poi disse con voce lieve :"Va', ora. Se questo cipresso è tuo e non vuoi che sieda alla sua ombra, andrò per la mia strada.".
Ed io piansi e gli dissi: "Maestro, vieni nella mia casa. Ho per Te incenso da bruciare, ed ho un bacile d'argento per i Tuoi piedi. Tu sei uno straniero, eppure non lo sei. Ti supplico, vieni nella mia casa".
Allora Egli si alzò e mi guardò nel modo in cui immagino le stagioni debbano guardare i campi, e sorrise. Poi disse ancora: "Tutti gli uomini ti amano per sè stessi, ma è per te che io ti amo". 
Poi se ne andò.
Nessun altro uomo camminò mai come Lui camminava. Era un alito nato nel mio
giardino che soffiava verso oriente? Oppure era una tempesta che avrebbe agitato fin nel loro intimo tutte le cose?
Non lo sapevo, ma quel giorno il tramonto che era nei Suoi occhi uccise in me il serpente, ed io divenni una donna. Io divenni Miriam, Miriam di Mijdel.

💗 con Gratitudine, con Amore e con Gioia💗 màriah

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